Il Progetto

Chi siamo

Siamo la voce delle tante realtà che ogni giorno dimostrano la forza riabilitativa del lavoro, portando valore, professionalità e voglia di fare all’interno del sistema carcerario italiano.

Siamo il risultato di una riflessione condotta da un gruppo di imprese cooperative sociali accomunate, oltre che dall’attività negli istituti di pena, dalla condivisione di principi etici, scelte imprenditoriali e vocazione al mercato.

Siamo convinti che nelle carceri esista un grande potenziale ancora da scoprire: le storie delle esperienze di economia carceraria, delle persone che coinvolgono, delle speranze che racchiudono. Ma soprattutto delle certezze che sanno esprimere.

Siamo azione comune verso il miglioramento. Un laboratorio di idee e progetti per ribadire forte e chiaro che l’economia carceraria è la chiave di volta per ripensare in modo più efficace il sistema penitenziario italiano.

Siamo...
Banda Biscotti, Casa Circondariale di Verbania
Campo dei Miracoli, Casa Circondariale di Trani
Sprigioniamo Sapori, Casa Circondariale di Ragusa
Caffè Lazzarelle, Casa Circondariale di Pozzuoli, Napoli
Rio Terà dei Pensieri, Casa Circondariale e Carcere Femminile di Venezia
Dolci Evasioni, Casa Circondariale di Siracusa
Extraliberi, Casa Circondariale di Torino
Dolci Libertà, Casa Circondariale di Busto Arsizio, Varese
O’ Press, Casa Circondariale di Marassi, Genova
Cibo Agricolo Libero, Casa Circondariale di Rebibbia, Roma
Brutti e Buoni, Casa Circondariale di Brissogne, Aosta
Carta Manolibera, Casa Circondariale di Forlì


Lavoro: ne vale la pena

La legge 354 del 1975 dice che il lavoro nelle carceri è uno dei fattori fondamentali per la riabilitazione dei detenuti.
E a quanto pare dice il vero. Secondo le statistiche, lavorare riduce drasticamente la probabilità di tornare a commettere un reato: si passa dal 75% a meno del 10%.

Oggi in Italia mille detenuti (su cinquantamila) impiegano il proprio tempo lavorando in carcere per un’impresa e portano avanti ogni giorno progetti in ambiti diversi: alimentare, artigiano, tessile, manifatturiero.


Scegliere un prodotto fatto in carcere

C’è chi lo compra come gesto politico, per contribuire a sostenere un progetto che ha dentro un valore sociale.
C’è chi lo preferisce a un prodotto qualunque, perché crede che tutti abbiano diritto a fare qualcosa di buono.
C’è chi lo sceglie perché sa che il lavoro in carcere è uno degli antidoti più potenti all’insicurezza delle nostre città.
Tutto giusto, anche se noi speriamo che chi compra i nostri prodotti lo faccia soprattutto perché sono sono buoni, belli e ben fatti... e lo sono davvero, credeteci.